Sempre più numerose sono le persone che si rivolgono alla logopedista desiderose di trovare risposte circa l’assenza o la ridotta produzione verbale del loro bambino.

In letteratura viene definito Parlatore tardivo colui che in assenza di deficit conclamati, presenta un ritardo nella fase di acquisizione delle tappe di sviluppo comunicativo espressivo. Si stima che circa il 15% della popolazione dei bambini sia inclusa nei Late Talker.

QUANDO PREOCCUPARSI

  • 24 mesi vocabolario ristretto a meno di 50 parole
  • lenta evoluzione del vocabolario e dell’abilita’di combinazione di parole a valore frasale
  • inventario fonetico limitato a suoni m,p,t
  • linguaggio espressivo poco intellegibile
  • utilizzo dell’indicare l’oggetto desiderato
  • comportamento irascibile e/o di isolamento difronte alla non comprensione dell’adulto

Alcuni bambini imparano a parlare più tardi degli altri e la definizione di Late Taker non è un’etichetta diagnostica. Indica una condizione transitoria in cui il bambino non ha ancora promosso queste abilità comunicative. Alcuni bambini progrediscono senza alcun aiuto altri invece vanno monitorati e sostenuti nel percorso di crescita.

L’età dei 3 anni è il momento cruciale per decidere quale percorso scegliere poiché gli interventi tardivi possono evolvere in disturbi specifici del linguaggio.

SFATIAMO IL MITO DEL BAMBINO PIGRO

Il concetto di pigrizia presuppone una volontà di non fare qualcosa incompatibile con la consapevolezza del bambino che semplicemente non è  ancora fiorito. Inoltre giustificare con la pigrizia induce il genitore a vivere in uno stato di attesa che il bambino si “sblocchi”.

Da qui il termine di late bloomer cioè bambini che fioriscono tardivamente.

QUALI ERRORI EVITARE

  • richiedere con insistenza che il bambino ripeta parole nuove. Non si può pretendere che faccia ciò che al momento non è in grado di fare.
  • incentivare tutti i progressi verbali con enfasi
  • non fare finta di non capire
  • rivolgersi al bambino con un eloquio semplice

A CHI RIVOLGERSI

Consultare il pediatra e richiedere una consulenza logopedica o neuropsichiatrica.

Il logopedista effettuerà una valutazione del comportamento comunicativo del bambino e ne valuterà le abilità espressive in termini di quantità di parole prodotte e comprese. Non necessariamente i bambini in valutazione vanno inseriti in un percorso abilitativo. Il logopedista opera nel tempo un monitoraggio dell’evoluzione e consiglia il  genitore sulle condotte più adeguate da assumere per promuovere tali competenze in ambiente domestico perché questi bambini di voglia di parlare ne hanno tanta… parola di logopedista.

dott.ssa Monica Della Femina